La vaccinazione anti-papillomavirus (HPV)

Un prezioso strumento di prevenzione

Vaccinazione anti-papillomavirus

L’introduzione del vaccino contro il papillomavirus (HPV) rappresenta un evento epocale: si tratta infatti di uno strumento di prevenzione a cavallo tra oncologia e immunologia ed è il primo che consente di evitare un tumore a elevata prevalenza nella popolazione femminile e maschile.

La “storia” dell’HPV risale al 180 a.C., quando furono descritte per la prima volta le lesioni provocate dal virus, ma soltanto nel 1975, duemila anni dopo, fu avanzata l’ipotesi che l’HPV potesse essere causa di tumore.

La messa a punto del vaccino contro i papillomavirus umani (HPV) ha avuto inizio 14 anni fa, sulla base di tre importanti evidenze: la dimostrazione di una stretta relazione causa/effetto tra HPV, cancro del collo dell’utero (esso rappresenta il 3,7% di tutti i tumori, collocandosi in Italia al quinto posto tra le forme tumorali per incidenza nelle donne con 3000-3500 nuovi casi e 1200-1800 decessi ogni anno) e condilomi acuminati.

In commercio sono disponibili due vaccini:

  • uno quadrivalente, denominato Gardasil® e diretto contro HPV 16 e 18, cancerogeni, e quelli 6 e 11, che possono causare verruche genitali (condilomi). Gardasil viene somministrato per via intramuscolare (nel braccio) in tre dosi, di cui la seconda e la terza a distanza rispettivamente di 2 e 6 mesi dalla prima;
  • un preparato bivalente, Cervarix®, che protegge dal contagio da parte dei tipi HPV 16 e 18. Anche in questo caso sono previste tre iniezioni intramuscolari a 0, 1 e 6 mesi.

In Italia, primo paese in Europa a intraprendere una campagna vaccinale, l’offerta pubblica gratuita della vaccinazione si rivolge rivolta alle bambine tra gli undici e i dodici anni, nelle quali è massimo il profilo costo/beneficio per due ordini di ragioni: innanzitutto perchè la somministrazione del vaccino prima dell’inizio dei rapporti sessuali induce un’efficace protezione prima di un eventuale contagio con il virus HPV, che viene contratto dopo l’inizio dell’attività sessuale; in secondo luogo perché la risposta immunitaria in questa fascia di età è maggiore di quella osservata nelle donne in altre fasce di età.

È in corso di valutazione un ulteriore sviluppo della strategia vaccinale per estendere l’offerta attiva anche a donne tra i 25 e i 26 anni, preferibilmente in concomitanza con il primo invito all’esecuzione dello screening attraverso il pap test.

È opportuno sottolineare che il vaccino affianca ma non sostituisce lo screening periodico della cervice uterina, attualmente raccomandato per le donne di età compresa tra i 25 e i 64 anni: mentre il vaccino protegge dalle lesioni causate solo da due ceppi (6 e 18), responsabili del 70% dei tumori invasivi, il pap test triennale offre invece una protezione che può arrivare fino al 90% alcuni tipi di HPV oncogeni.

dott. Nicola Surico - Presidente SIGO

Il ginecologo Nicola Surico, presidente SIGO, risponde on-line alle tue domande
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