Per curare i più comuni disturbi ginecologici
Le acque termali sono utilizzate da secoli per la cura di molte malattie, tra cui anche i disturbi ginecologici. In Italia sono dispensate dal Servizio Sanitario Nazionale.
Sono numerosi gli studi scientifici che ne confermano l’efficacia in ambito ginecologico, soprattutto per quanto riguarda le malattie croniche o resistenti alle cure famacologiche.
L’azione delle diverse acque termali si differenzia a seconda della loro composizione. Quelle che si sono rivelate particolarmente utili per la salute e il benessere della donna sono le acque salsobromoiodiche e quelle sulfuree.
Questi tipi di acqua hanno principalmente un’azione antibatterica, antisecretiva, antipruriginosa e decongestionante, per questo vengono utilizzate principalmente per le vaginiti croniche, le vulvo-vaginiti, le cerviciti, il prurito vulvare e vaginale, la leucorrea persistente (perdite vaginali) e altri processi infiammatori, anche gravi, che interessano l’apparato riproduttore femminile.
Le acque termali si sono rivelate utili anche in casi di salpingite, sterilità secondaria a seguito di malattie infettive pelviche, sterilità secondaria a seguito di interventi chirurgici, aborto abituale, endometriti, fibromiomatosi uterine, metriti e ovariti.
Le principali metodologie utilizzate per le cure termali in ambito ginecologico sono: i fanghi, la balneoterapia e le irrigazioni vaginali.
Per curare i più comuni disturbi ginecologici
Esercizi per migliorare la tonicità dei muscoli pelvici
Il ginecologo Nicola Surico, presidente SIGO, risponde on-line alle tue domande
Scrivi » - Leggi le risposte »

