Quali sono e quando sono davvero necessari
Prima di illustrare, se pure in sintesi, questo argomento è opportuno affrontare un semplice quesito: è necessaria la prescrizione di esami alla donna che decide di assumere la pillola?
Sulla base delle indicazioni ufficiali, nazionali e internazionali, meglio note come “linee guida”, la risposta è negativa. In altri termini l’esecuzione di indagini diagnostiche non offre alcun vantaggio aggiuntivo ma può al contrario tradursi in uno spreco inutile di risorse (costo per la realizzazione dell’esame, dispendio di tempo).
Senza poi contare l’impatto psicologico, sia nell’avviamento che nel proseguimento della contraccezione orale, del timore che un preparato, al di là di eventuali controindicazioni, potrebbe comportare rischi per la salute tali da richiedere controlli.
Ma perché allora, il foglietto illustrativo di ogni pillola sembra invece affermare il contrario e sollevare dubbi più che offrire rassicurazioni? Come per i farmaci, anche per i contraccettivi orali alcune diciture e avvertenze sono doverose, ma spetta al ginecologo valutare il singolo caso e fornire i suggerimenti che ritiene più consoni.
A questo si aggiunge anche il fatto che le pillole di più recente introduzione hanno visto ridursi enormemente gli effetti indesiderati a fronte di un miglioramento significativo della tollerabilità e della sicurezza.
Ciò premesso, gli esami utili sono per lo più subordinati alla presenza di malattie o condizioni particolari, tra cui:
In relazione al giudizio del ginecologo gli esami principali che potrebbero rientrare in un contesto di controllo durante l’assunzione della pillola (ma non solo) comprendono:
L’esame del seno, la visita ginecologica, il PAP test, lo screening per infezioni a trasmissione sessuale e altri esami del sangue (per esempio glicemia, transaminasi, azotemia) sono indicati soltanto sulla base di specifiche necessità e prescindono dall’utilizzo della pillola.
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